Non ti serve un weekend

Bentrovati a tuttə,

Oggi vorrei mettere giù sul tavolo un tema che mi sta molto a cuore: il sovraccarico.

Ci sono 2 parole che vengono spesso confuse e distorte: stanchezzasovraccarico.

La stanchezza è fisiologica: hai fatto troppo, hai dato troppo, hai dormito poco. Ti fermi, riposi, rallenti; il corpo risponde e recupera.

Il sovraccarico non rientra con il riposo, perché non è solo una questione di energia fisica, ma di attivazione mentale. Si manifesta quando la mente lavora anche se il corpo tace, sei fermə, ma non sei fermə. Sei a letto, ma stai elaborando, sei in pausa, ma stai processando.

Stanchezza e sovraccarico hanno due effetti opposti: la stanchezza ti fa dormire, il sovraccarico ti tiene svegliə.

Se per esempio si fa fatica a prendere decisioni semplici (cosa mangiare, quale mail scrivere, quale strada fare) se ti accorgi che dimentichi appuntamenti, password, le chiavi a casa, se entri in una stanza e ti chiedi cosa sei venutə a fare, se senti la testa “piena” ma non sai di cosa, se non riesci ad addormentarti anche quando dovresti e vorresti potrebbe non essere solo stanchezza, ma sovraccarico.

Non è solo una percezione personale. La letteratura sul tema ci dice che la nostra mente ha una capacità limitata di gestione delle informazioni: quando troppe cose restano attive contemporaneamente, il sistema si satura. Non è debolezza, ma struttura cognitiva. Prendere decisioni consuma risorse mentali, e più decisioni prendiamo, anche piccole, più si riduce la lucidità. Ecco perché a un certo punto scegliere cosa mangiare diventa faticoso quanto una scelta importante. Anche il sonno ne risente: gli studi sull’insonnia parlano di “iperattivazione”: uno stato in cui il corpo è fermo ma il cervello continua a lavorare, come se dovesse ancora risolvere qualcosa. Quando questo meccanismo si prolunga nel tempo può trasformarsi in burnout, con un esaurimento emotivo, distacco e senso di inefficacia. Ma prima del burnout c’è quasi sempre il sovraccarico: quella mente che non si spegne nemmeno quando tutto intorno tace.

E attenzione, non si è sovraccarichi solo di lavoro. 

Sempre più spesso assistiamo a sovraccarico di responsabilità percepite, di notizie, prese di posizione, opinioni da avere, stati di tensione, angosce di morte, allerta continua.

Basta pensare alla nostra vita sui social network: ogni giorno qualcosa chiede una reazione, ogni evento sembra pretendere un commento, il silenzio sembra sospetto.

Potremmo dire che la stanchezza chiede sonno, Il sovraccarico chiede confini.

Se sei stancə e dormi otto ore, verosimilmente starai meglio. Se sei sovraccaricə e dormi otto ore (quando?), molto probabile che ci si svegli con la mente già accesa.

Si possono mettere in atto diverse strategie, ognuna specifica per la persona che lo vive ma tutte hanno lo stesso obiettivo: ridurre input.

Prendendo meno decisioni ad esempio, spostando responsabilità quando possibile, delegando. Guardandosi dentro e capendo se è ascrivibile al tema del controllo, ovvero se tutte le cose che faccio le faccio da me perché non ho una rete o perché non voglio una rete.

Spesso è invisibile perché dall’esterno sembri funzionare. Bene, benissimo.

Se ci si accorge che il sovraccarico è tanto e si vive un costante stato di allerta è importante osservarsi, capire qual è il carico e provare a ridurlo. E se non ci si riesce da soli, si chiama un professionista, che lavorerà proprio per capire cosa si può togliere e come si può tornare a sentire la stanchezza.

Proprio come quando si rompe un rubinetto, che provi ad aggiustarlo e se non ci riesci chiami l’idraulico, voglio sperare. 

Ci vediamo sabato, 

Doc.