Anonimato questo sconosciuto

#Civediamosabato/21

Bentrovatə a tuttə. 

Ci risiamo.

Torniamo di nuovo qui a parlare di violenza sulle donne.

Stavolta non parliamo di femminicidio ma di un altro tipo di violenza sulle donne, agita da parte di una collettività che ha emesso la sua sentenza. 

La sentenza colpisce in pieno volto una neomamma che ha esercitato il suo diritto all’anonimato affidando il neonato dopo il parto ad un ospedale lombardo.

La tutela della salute fisica e mentale delle persone, delle donne in questo caso, deve prevedere programmi di promozione del benessere e queste passano anche per il diritto all’anonimato nel poter affidare un neonato alle cure di un ospedale. 

Legalmente in Italia è normato il diritto ad usufruire di due possibilità: dal 1997 è prevista la possibilità legale di usufruire del “parto in anonimato”, è possibile partorire in ospedale in sicurezza in condizioni di riservatezza dunque e prevede la raccolta di informazioni in forma anonima sull’anamnesi clinica familiare per eventuali necessità mediche future dei bambinə. 

Il nome della donna partoriente rimane segreto e sull’atto di nascita del bambino ci sarà la dicitura “nato da donna che non consente di essere nominata”. Altra possibilità è quella della “culla della vita”, un’incubatrice “anonima” messa a disposizione all’esterno di un ospedale in un posto “protetto” e appunto “anonimo”. 

I bambini partoriti in anonimo o lasciati nella “culla della vita”, vengono dichiarati adottabili dal Tribunale dei minori di competenza della regione.

Un aspetto importante è legato al diritto del minore di ottenere informazioni sulle proprie origini e sui propri genitori biologici, recenti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione hanno recepito per questi casi le indicazioni di convenzioni internazionali che tutelano proprio questo diritto dei bambinə. 

Purtroppo come avrete sicuramente visto sui social e sulla maggior parte delle testate giornalistiche nessuna “riservatezza”, “anonimato” o “privacy” è stata lasciata né per la mamma che ha lasciato alle cure dell’ospedale il neonato nel capoluogo lombardo né per il nuovo nato di cui hanno pubblicato nome, giorno in cui lo hanno lasciato, l’ospedale in cui lo hanno lasciato, pubblicato una presunta lettera che lo “accompagnava”. 

Sono sbagliate così tante cose in questa storia che non so da dove cominciare.

Non sappiamo nulla della donna in questione e né dovrebbe interessarci nulla, capisco al limite la cronaca di un fatto avvenuto ma non il giudizio e commento delle scelte di un’altra persona di cui – ripeto – non sappiamo nulla né sarebbe giusto sapere qualcosa.

Questo livello di violenza ha raggiunto una quota che non immaginavo e che mi lascia basita, ma anche arrabbiata e affranta. 

Vorrei poter dire mi dispiace per tutto questo rumore alla donna che voleva esser lasciata anonima.
Vorrei poter dire mi dispiace al bambino che un giorno googolando potrà trovare tonnellate di articoli speculativi sulla sua venuta al mondo e sulla sua mamma biologica.

Prima di salutarvi vi lascio un consiglio di lettura rispetto a questo tema di Maria Grazia Calandrone dal titolo “Dove non mi hai portata”; parla della sua storia, dei suoi genitori biologici e di come il suo abbandono a Villa Borghese divenne un caso di cronaca presente su tutti i giornali del tempo.

Ci vediamo sabato, 

Doc 

Riferimenti:

https://www.lafeltrinelli.it/dove-non-mi-hai-portata-ebook-maria-grazia-calandrone/e/9788858440865?gclid_CjwKCAjw8-OhBhB5EiwADyoY1c1Y7wA6eJXX4uPKns2F23NYenNGTvrLGDXZWn8NCdJLtbPPimEWmxoCUYoQAvD_BwE&awaid=9507&gclid=CjwKCAjw8-OhBhB5EiwADyoY1c1Y7wA6eJXX4uPKns2F23NYenNGTvrLGDXZWn8NCdJLtbPPimEWmxoCUYoQAvD_BwE

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